La storia del Prosciutto

 In Cibo italiano

Da duemila cinquecento anni il maiale è una delle principali fonti di alimentazione dei parmigiani.

E gli etruschi, che erano arrivati da queste parti in quel tempo, già salavano le cosce del maiale con una tecnica che è stata nel corso dei secoli perfezionata, fino a fare del prosciutto di Parma un cibo squisito, famoso in tutto il mondo.

Il sale, allora, lo si prendeva dai terreni collinari in cui sarebbe sorta Salsomaggiore. I maiali non erano come quelli di oggi, vivevano nelle boscaglie allo stato selvatico; poi l’uomo li ha chiusi in recinti e semi addomesticati. Il successo del prosciutto iniziò ancora prima di Giulio Cesare. Nel sito archeologico etrusco di Forcello, nei pressi di Mantova, è stato trovato un insediamento del V secolo a.C., probabilmente, la citta etrusca più a nord fino ad ora studiata.
Ceramiche, fibule, oggetti da ornamento, hanno permesso di ricostruire la vita economica degli etruschi padani di venticinque secoli fa, oltre ai numerosissimi frammenti ossei e ossa intere (oltre 50.000 reperti!).
Più del 60% riguarda i maiali, in minore quantità si sono trovate ossa di ovini, caprini e i bovini. Lo studio dei reperti ha dimostrato un’età di macellazione di circa due-tre anni per i maiali, di tre anni per gli ovi-caprini. Questo significa che gli etruschi praticavano un tipo d’allevamento stabile e specializzato per la produzione della carne suina, ovina e limitatamente, anche bovina, con produzione di lana e probabilmente di latte.
Fra le ossa di maiale ritrovate, sono molto rare quelle degli arti posteriori. Dato l’altissimo numero di reperti studiati, sia arrivati alla conclusione che le cosce dei maiali macellati venissero mangiate altrove, che insomma fossero salate, trasformate in prosciutti, vendute e trasportate lontano.

 

 

Verso quali mercati si esportavano i prosciutti ?

 

L’ipotesi più probabile e che l’Etruria padana esportasse verso la Grecia. Le fonti greche antiche, infatti, decantavano la varietà e la qualità delle merci provenienti dall’Italia: non solo il vino e il grano, ma anche la carne e i prosciutti etruschi venivano scambiati con i famosi vasi greci. Columella descrive come erano preparati i prosciutti durante il periodo romano e anche un altro
importante scrittore dell’epoca, Varrone, ricorda che i Galli facevano ottimi salati di suino per esportarli a Roma in gran quantità: si parla di tremila, quattromila pezzi l’anno. La strada Commerciale percorsa, oltre all’adriatica, utilizzata nei commerci tra gli Etruschi e i Greci, era certamente la tirrenica.

La tecnica della salagione è stata utilizzata dai romani che qualificavano la coscia intera di suino, asciugata dal sale e da una lunga stagionatura, con l’aggettivo “perexsuccus”, molto asciutto, dal quale è derivato il termine prosciutto.

Giulio Cesare si cibava di carni salate, un alimento molto adatto per le guerre di movimento di cui era maestro; e molto più tardi anche Cristoforo Colombo, per il suo secondo viaggio verso le Americhe, dopo essersi lamentato delle provviste alimentari che gli erano state date, chiedeva con insistenza del buon prosciutto.
Il maiale è un animale molto prezioso per l’alimentazione in quanto “non vi è nulla da buttare” e fornisce carni sicure, nutritive e povere di colesterolo. Così lo troviamo in ogni tempo sulle ricche mense dei nobili e della borghesia e sulle tavole più umili.
Sul finire dell’Ottocento nelle colline parmensi delle valli Enza, Parma e Baganza la lavorazione del prosciutto viene organizzata in piccole unità produttive artigianali e il prodotto inizia ad essere
commercializzato in modo sistematico. Nel dopoguerra l’iniziativa imprenditoriale ha assunto caratteri più marcati e consolidati e il mercato ha varcato i confini della zona della produzione e si è espanso in tutta Italia e successivamente in diversi continenti.

 

L’Unione Europea ha riconosciuto nel 1996 al Prosciutto di Parma, tra i primi prodotti in Europa, la Denominazione di Origine Protetta, e nel 1998 l’attività di controllo e certificazione è
stata trasferita ad un nuovo organismo, l’Istituto Parma Qualità, completamente indipendente e autonomo, che ha il compito di controllare e certificare tutta la filiera produttiva, dall’allevamento del maiale alla sua macellazione fino alla stagionatura per cui ogni prosciutto viene scrupolosamente
seguito dalla nascita alla tavola.

 

Dove può nascere il prosciutto di Parma

 

 

La produzione del prosciutto di Parma è racchiusa in un’ area, che è delimitata a nord, a 5 Km a sud della via Emilia, a sud fino ai 900 metri dei nostri Appennini , ad ovest dal torrente Stirone e ad est dal fiume Enza.

 

 

 

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